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LA STORIA

In Egitto, al tempo dei primi faraoni, fu scoperto per caso che un impasto di farina, fatto riposare per un po’ di tempo, aumentava di volume diventando più morbido, soffice e alveolato. Dopo la cottura il sapore e l’aroma erano molto più gradevoli. Questo fenomeno a quei tempi misterioso, la lievitazione, fu utilizzato per la produzione del pane e per millenni gli uomini adottarono il metodo di usare una piccola porzione di impasto per produrre la lievitazione degli impasti successivi.
Solo a metà dell’Ottocento l’invenzione del microscopio permise a Pasteur di dimostrare che questo fenomeno era causato dal lievito, un microscopico organismo capace di trasformare gli zuccheri in anidride carbonica ed alcol.
Pasteur scoprì che il lievito era anche responsabile della fermentazione del vino e della birra, da qui il termine ancor oggi in uso, lievito di birra .
Agli inizi del novecento i biologi scoprirono che il lievito si moltiplica velocemente in presenza d’aria, senza produzione di alcol. Utilizzando queste conoscenze i tecnologi hanno dato vita alla moderna industria del lievito, selezionando e producendo razze pure idonee per le specifiche necessità dell’industria della panificazione.

 


IL LIEVITO


Il lievito è un microscopico fungo unicellulare presente in natura, di forma ellittica, del genere Saccharomyces cerevisiae.
Un grammo di lievito compresso contiene più di sette miliardi di cellule. Il lievito si riproduce per gemmazione: sulla cellula madre si forma e cresce una gemma che, diventata poi adulta, si stacca dando vita ad una nuova cellula.
Durante la produzione industriale il lievito si riproduce velocemente e in grande quantità utilizzando come nutrimento un substrato zuccherino composto da melasso di barbabietola.
La fermentazione è aerobica: grandi quantità di aria vengono insufflate nel brodo di coltura, sotto l’accurato controllo della più moderna strumentazione elettronica.
Quando invece viene utilizzato nell’impasto, il lievito cresce molto lentamente e utilizza la maggior parte degli zuccheri nutritivi per produrre anidride carbonica e alcol. Questa è l’azione lievitante che interessa al panificatore.

 


Il lievito è l’ingrediente principale nella panificazione perché è responsabile  del volume, della struttura, dell’aroma e del gusto del pane.
Infatti:

  • produce anidride carbonica, metabolizzando gli zuccheri contenuti nell’impasto. Il gas sviluppato causa l’espansione dell’impasto perché rimane intrappolato nella sua matrice proteinica;

  • causa la maturazione dell’impasto, producendo quella struttura lieve ed ariosa, tipica dei prodotti lievitati;

  • conferisce l’aroma caratteristico del pane, con   la produzione di metaboliti secondari durante la lievitazione.

La qualità del lievito viene espressa in termini di:

  • forza fermentativa: Il buon lievito deve produrre anidride carbonica in adeguata quantità nei tempi richiesti per ogni tipo di impasto;

  • conservabilità: Il buon lievito si deve conservare perfettamente fino alla scadenza, se mantenuto alla temperatura di 0-10°C;

  • affidabilità: Il buon lievito deve mantenere le sue caratteristiche inalterate nel tempo;

  • caratteristiche fisiche: il buon lievito deve essere bianco e friabile;

  • purezza microbiologica: il buon lievito deve essere prodotto da razze pure in condizioni di igiene e pulizia rigorosamente controllate, per evitare la contaminazione da parte di organismi estranei.

 

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